Continuano a cadere teste dopo il tentato golpe

Non si ferma il taglio delle teste che sta operando nel suo paese il presidente turco Erdogan. Mentre infatti, secondo quanto fa sapere il Ministero degli Esteri turco, le vittime totali del tentato colpo di stato sarebbero salite a 290 (di cui oltre 100 fra i golpisti), il Ministero dell’Interno ha invece fatto sapere questa mattina, 18 luglio, di aver finora rimosso ben 9000 funzionari pubblici, tra cui 30 governatori provinciali e migliaia di poliziotti.

Sulle responsabilità per il colpo di stato, Erdogan continua a puntare il dito contro Fethullah Gülen, religioso e storico oppositore di Erdogan che vive in una sorta di esilio autoimposto negli Stati Uniti. Erdogan ha fatto sapere che eliminerà tutti i seguaci di Gülen dalle istituzioni del paese e ha, inoltre, rinnovato la sua intenzione di chiederne l’estradizione. Sul tema, si è già espresso il segretario di stato americano John Kerry; secondo Kerry, la Turchia dovrà presentare delle prove se intende ottenere l’estradizione. Kerry aveva già in precedenza espresso l’idea che il colpo di stato potesse essere una montatura fatta dal governo turco per rinsaldare il potere sulla nazione.

Domenica Erdogan, aveva dichiarato di prendere in considerazione l’ipotesi di ristabilire la pena di morte, abolita nel 2004 in luogo ad una serie di misure necessarie per l’ingresso della Turchia in Unione Europea. “Non possiamo rimandare ulteriormente, perché in questo paese chi comincia un colpo di stato deve pagarne il prezzo” ha dichiarato il presidente. Nella giornata di oggi, un portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel, ha dichiarato che “l’introduzione della pena di morte significherebbe la fine delle trattative per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea”, in linea con le affermazioni di Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri.

Interessante una notizia diffusa da Reuters, e poi rilanciata da il Post: un ex membro dell’esercito turco, avrebbe dichiarato che, nella notte del golpe, l’aereo che trasportava il presidente in fuga dalla residenza Marmaris, sarebbe stato affiancato da due caccia golpisti F-16, che però non avrebbero sparato. La notizia, sarebbe inoltre stata confermata da un altro funzionario turco. Erdogan aveva dichiarato di essere fuggito in tempo da un bombardamento sulla residenza Marmaris.

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